Chi Sono

8 maggio 2016

Claudio CasottoSono sempre stato un viaggiatore. Ho percorso molti km e visto molti posti meravigliosi. La mia storia però mi ha fatto capire una cosa: il viaggio più bello è sempre quello che facciamo dentro noi stessi e le cose più belle sono proprio quelle che possiamo vedere in quel cammino.

Sin dagli anni di studio e dalle prime esperienze lavorative come medico mi sono reso conto di come il mio approccio fosse differente dal paradigma classico che vede il Medico come colui che cura e sa cosa è meglio per il paziente e il Paziente come colui che si affida ciecamente all’esperto per guarire. Ho sempre creduto molto di più nel processo di guarigione inteso come un atto collaborativo in cui ogni protagonista deve essere partecipe, all’interno di regole e confini molto chiari, per quanto gli compete. Parallelamente a ciò mi sono sempre sentito lontano dalla tendenza nella pratica ambulatoriale o ospedaliera di vedere il paziente in modo eccessivamente settoriale e non come una persona intera, complessa, difficile da curare ma anche ricca e affascinante. Non ultimo, e forse diretta conclusione di queste premesse, ho sempre abbracciato l’idea più classica di vedere la medicina come un’arte più che una scienza esatta. Pur senza togliere nulla al suo aspetto scientifico, di ricerca e di nessi causa/effetto il vedere il medico come un Artigiano più o meno abile in grado di proporre la miglior cura possibile permette di dare un senso a tutti quegli aspetti di indeterminatezza che sono propri del corpo umano e dell’atto medico in primis e permette di nobilitare il processo di cura elevandolo dal semplice diagramma “determinato-sintomo” = “determinata-malattia” = “determinata-cura”. In questo modo di vedere le cose ho sempre ritenuto fondamentale considerare parte del tutto anche gli aspetti psichici e relazionali. Fu una rivoluzione per me rendermi conto che, così come la medicina stava negli anni procedendo verso un eccessivo settorialismo e razionalismo perdendo parte della sua umanità, la psicologia stava facendo un percorso inverso andando verso una visione del processo di cura molto vicina al mio modo di considerare malattia e guarigione e al mio modo di considerare l’atto medico stesso. Per adeguare le mie conoscenze e competenze a questa visione mi sono così avvicinato negli anni alla psicologia clinica e alla Analisi Transazionale nello specifico. Passo successivo è stato avvicinarmi ed innamorarmi dell’ipnosi Ericksoniana come tecnica per facilitare il processo di cambiamento sempre nel rispetto della persona e delle sue infinite potenzialità.

LA MIA FORMAZIONE

Mi sono laureato in Medicina e Chirurgia e mi sono Specializzato in Igiene e Medicina Preventiva. Durante questo periodo di specializzazione ho deciso di iscrivermi ad una scuola di Psicoterapia per colmare una parte che sentivo lacunosa dal periodo di studi precedente con l’obiettivo di diventare un medico migliore e per costruirmi le basi per lavorare come terapeuta. Ho scelto un approccio Analitico-Tranzazionale integrato.
Ho lavorato presso Distretti Socio-Sanitari, Direzioni mediche e Dipartimenti di Prevenzione partecipando in modo attivo a interventi formativi ed educativi e riunioni interdisciplinari (UVMD) utili per la pianificazione del trattamento in situazioni di disagio (minori problematici e anziani). Queste attività mi hanno permesso di cogliere l’utilità di una progettualità, del lavorare insieme e del verificare i risultati ottenuti. Altra cosa fondamentale imparata in quel percorso di studi è stata l’importanza di guardare le cose non solo dal proprio punto di vista, utile per cogliere i contenuti specifici, ma anche del porsi “al di fuori” della situazione specifica per poter osservare quello che accade nella sua interezza, atteggiamento fondamentale anche nel lavoro terapeutico con le persone.
Ho lavorato presso lo Spazio Neutro dell’Ulss n°16 lavorando con coppie separate e i loro figli con l’obiettivo garantire una sana genitorialità in situazioni difficili e presso il Centro di Salute Mentale affiancando gli psichiatri e gli psicologi del servizio nei colloqui individuali e nelle attività di gruppo delle comunità residenziali terapeutiche. In queste esperienze ho verificato come l’approccio fornito dalla Analisi Transazionale potesse essere molto utile per inquadrare le richieste dei pazienti all’interno di un modello comprensibile, flessibile e di pratico utilizzo e come, grazie a questa cornice, sia più semplice arrivare a ipotizzare dove è il problema e teorizzare delle soluzioni. Ultimo importante passaggio ad oggi compiuto nella mia formazione è stato inserire all’interno della mia “cassetta degli attrezzi” l’Ipnosi come strumento terapeutico per facilitare il cambiamento.
Attualmente lavoro come Direttore Sanitario in un poliambulatorio e tengo corsi Universitari di Igiene e Medicina Preventiva e corsi di Primo Soccorso presso le aziende.