ipnosi

8 maggio 2016

pensiero  Dietro all’ipnosi aleggia ancora oggi un velo di magia e di scetticismo. Molti scriteriati “colleghi” hanno contribuito negli anni ad incrementare tutto ciò con quella che in gergo viene chiamata “stage Hypnosys” o “ipnosi da palcoscenico (alla Giucas Casella per intenderci). Questo ha senza dubbio fatto più danni che altro contribuendo ad allontanare molte persone da questa pratica che è molto più comune e semplice di quanto a volte ci è stato fatto credere.

L’ipnosi è, semplificando di molto le cose, quanto avviene nello stato di trance.

Questo stato, che è preceduto in genere da un rilassamento (anche se non strettamente necessario) è una condizione fisiologica del cervello, in cui sono prevalenti le onde theta. Queste sono presenti quando l’attività cerebrale è rallentata, come, ad esempio, quando siamo nella fase di passaggio tra il sonno e la veglia, oppure quando un soggetto sta fantasticando o quando si trova in uno stato definito di “dissociazione”.

Tale stato lo ritroviamo spontaneamente più volte nell’arco della giornata (si stima circa ogni 90 minuti) e tutti possono sperimentarlo, anche se non sempre ne siamo consapevoli.
Mentre stiamo guidando, ad esempio, capita che senza dover pensare alla strada che dobbiamo percorrere ci ritroviamo nel luogo desiderato; oppure guardando un film, succede a volte che ci immergiamo talmente nell’esperienza, che non ci rendiamo conto del tempo che sta passando.

Tutti questi esempi di esperienze comuni, servono a spiegare che in realtà, lo stato di trance non ha in sé niente di trascendentale, ma è una condizione fisiologica che tutti sono in grado di sperimentare.

Non solo è fisiologico e molto più frequente di quanto ci immaginiamo ma è utilissimo per l’organizzazione della nostra conoscenza e per la salute cerebrale: tale stato corrisponde infatti al momento in  cui il cervello riorganizza l’esperienza vissuta.

 

L’IPNOSI ERICKSONIANA

HPIM0137_

Milton Erickson è stato un pioniere nel campo dell’ipnosi moderna, perché ha utilizzato tutte le conoscenze pregresse ed ha creato un nuovo modello originale di ipnosi (ipnosi neo-ericksoniana).

Per Erickson, il fulcro principale non è tanto la suggestione o la ratifica neurofisiologica, ma la comunicazione, intesa come suo unico ed irripetibile modo di rapportarsi con ogni paziente.

Erickson adattava ogni singola induzione ad ogni singolo soggetto, identificando però nel complesso un metodo di lavoro specifico e pratico ma al tempo stesso flessibile.

Le forme ipnotiche da lui utilizzate possono definirsi particolari tipi di comunicazione ed elementi di una nuova scienza: la pragmatica, intesa come rapporto tra i segnali e chi usa tali segnali.

L’importanza della comunicazione e del suo ruolo in ogni relazione terapeutica (e non solo), permette di studiarne le caratteristiche che possono facilitare il rapporto terapeutico stesso.
Conoscerle diventa un mezzo che ogni professionista in ambito psicologico dovrebbe possedere.

Tutte queste considerazioni ci portano a riflettere sul fatto che si possa utilizzare l’ipnosi ed estenderne le applicazioni nei vari ambiti della vita stessa, per sviluppare le potenzialità umane e le capacità irrealizzate.
Campi come la Psicologia dello sport, il Coaching, la PNL (programmazione neuro linguistica), la Pubblicità si servono in modo più o meno dichiarato della comunicazione ipnotica.

Al tempo stesso, è possibile utilizzare l’ipnosi per mobilitare certe risorse sopite dell’individuo, operare un rinforzo della personalità e di certi comportamenti, all’interno di un vero e proprio percorso psicoterapeutico.

Come sosteneva Erickson, ciascuno è individuo in un particolare processo di sviluppo.
L’interazione ipnotica riflette e favorisce tale sviluppo in modi creativi e sorprendenti sia per il terapeuta che per il paziente
(Erickson, Rossi et Rossi, 1979).